Brexit, vittoria del popolo del leave contro i tecnocrati europei

Oggi 24 giugno è il giorno che spezza i legacci che tenevano il Regno unito al continente, con buona pace dei media che ancora e per l’ennesima volta hanno mancato le previsioni.

Quegli stessi media che tanto negli ultimi mesi, costantemente e tenacemente, hanno alimentato la paura della tanto temuta e infine realizzata brexit: e questa parola utilizzata come spada di Damocle sulle teste dei cittadini, sinonimo di chissà quali scenari apocalittici, adesso è diventata vera e reale grazie ai 52{3e6ce4b6f640b7943a0517b436f496e51ad8f8459db05a4a74e103206a4d2153} dei votanti inglesi. Lo strumento referendario ha rivelato la volontà dei cittadini britannici, sconfessando tutte le previsioni e i sondaggi che fino all’ ultimo davano la vittoria al fronte degli europeisti.

Contraddicendo le dichiarazioni precedenti al Premier Cameron non è rimasta altra via che rassegnare le dimissioni dall’incarico, che per senso di dovere e responsabilità saranno congelate per 3 mesi, il tempo utile per traghettare il paese nei primi fondamentali passi verso la piena sovranità nazionale.

Rimarranno in vigore i trattati con l’Unione Europea per altri 2 anni in attesa dei negoziati per stabilire le condizioni dell’uscita.

Brexit, vittoria del popolo del leave contro i tecnocrati europei. Foto: Rareclass, distribuita con licenza Creative Commons (BY-NC-ND)

Cameron nel febbraio scorso aveva ottenuto dall’UE una riforma dei patto di adesione, che garantiva una certa autonomia su alcuni temi, come la limitazione dell’accesso al welfare inglese da parte dei lavoratori comunitari. Risultati che né molti politici né l’ opinione pubblica ha ritenuto sufficienti.

L’effetto della decisione inglese ha zittito i cori che, soprattutto nel continente, volevano la Gran Bretagna parte integrante dell’UE, ben sapendo quanto la brexit possa rafforzare le posizioni degli euro-delusi e degli euroscettici, pronti adesso a fare sentire con più forza le loro ragioni: a caldo la leader del Front National Marine Le Pen ha chiesto un referendum sulla permanenza o meno della Francia, uno dei cavalli di battaglia in vista delle elezioni presidenziali 2017; sono previste consultazioni anche in Olanda e Danimarca che potrebbero delineare scenari poco prevedibili.

Rimane sul piatto la questione nord irlandese e scozzese, dove la maggioranza si è espressa a favore dello stay, gli indipendentisti potrebbero nuovamente richiedere un referendum per la separazione dalla Gran Bretagna, e nel caso nord irlandese la fusione con l’Irlanda.

La brexit dimostra quanto l’Europa dei burocrati, della finanza e delle banche sia distante dall’Europa dei popoli, questa provvidenziale spallata non potrà che avere come risultato immediato un ripensamento deciso sulle politiche dell’UE, prima che la disgregazione prenda atto e provochi conflitti insanabili.

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