RAI vs Brexit, un servizio pubblico a senso unico

É sceso in campo il diligente esercito dei giornalisti RAI, agli ordini di combattive redazioni che hanno dichiarato unilaterlamente guerra totale alla brexit.

Una guerra senza esclusione di colpi ed affondi, leciti o meno che siano, il nemico anti europeista non merita né la possibilità di replica né tantomeno visibilità. Tanto che all’ italiano viene da domandarsi chi siano gli inglesi che hanno preso una scelta così sbagliata, perché è indiscutibile che siano loro, l’altra parte a sbagliare. Ma poi, questi inglesi esistono veramente?

Forse si, forse no, forse si sono rintanati nelle loro case pieni di paura e rimorso per la nefanda azione commessa, considerato che nelle uniche interviste raccolte dai soldatini RAI i protagonisti sono giovani e londinesi, quelli che in maggioranza si erano espressi per rimanere nell’UE. Probabilmente il loro voto ha un peso e un valore morale superiore a quello degli altri, over 65 e classi meno abbienti.

RAI vs Brexit, un servizio pubblico a senso unico

La classe operaia anni fa cercava di andare in paradiso, ma il paradiso non deve assomigliare all’Europa delle prestigiose elitè, dei grandi e piccoli funzionari, dei politici che considerano quella parola, Europa, un valore assoluto. Un valore in ribasso se ad uscire è un paese ricco come la Gran Bretagna, e chissà se lo stesso metodo di valutazione sarebbe stato identico nel caso di uscita di Grecia o Lettonia, ad esempio.

Il dogma Europa non può essere messo in discussione, pena scomuniche e anatemi. Un integralismo che riporta alla mente una religiosità laica che sembrava essersi dissolta dalla scomparsa delle ideologie novecentesche.

Sono stati resuscitati i cadaveri eccellenti dell’intellighenzia italica, le loro litanie soporifere accompagnano il funerale dell’UK che la RAI sta celebrando da venerdì: sembra che i tanti nostri concittadini siano sul punto di lasciare la terra d’Albione per ritornare in patria, terra di occasioni e lavoro; le sterlina dopo la caduta sprofonderà tanto da venir scambiata con il LEU rumeno; a chi venderemo i nostri vini considerato che i prossimi impoveriti inglesi non se li potranno permettere? E soprattutto, cambieranno le attuali regole del calcio mercato sulla libera compravendita di giocatori comunitari. Roba pesante, da non dormirci la notte.

La Brexit è l’occasione che la RAI aspettava da anni per riempire palinsesti di sensazionali scoop, e ribadire una volta per tutte da che parte il cavallo di via Mazzini nitrisce prima della dipartita: dalla parte giusta, come sempre.

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