Gli energy drink ancora sotto accusa

Nonostante, in passato, l’utilizzo di grandi quantità di bevande energetiche fosse stato messo più volte sotto accusa, si sta assistendo ad un aumento in Italia delle vendite di questi prodotti, che – si stima – potrebbe arrivare a toccare, nel 2016, i 6,5 miliardi di litri.

Già in passato, studi svolti su queste bevande avevano rilevato che esiste uno stretto legame tra l’abuso degli energy drink ed il rischio di malattie cardiache.
Tuttavia, da una recente ricerca effettuata da un gruppo di studiosi americani guidato dalla dott. Anna Svatikova, e pubblicata sull’ultimo numero de The Journal of the American Medical Association, è emerso che anche per i consumatori di singole lattine di prodotti c.d. energy drink, c’é tale rischio .

Lo studio clinico in questione, eseguito su un campione di adulti americani di giovane età, ha comparato gli effetti sul sistema cardiaco di una bevanda energetica contente caffeina, taurina, estratti di guaranà e ginsen, con quelli di un una bevanda placebo, priva cioè di tali principi attivi specifici.

Secondo questa ricerca, l’assunzione di una singola bevanda energetica aumenta la pressione sanguigna, in media di circa il 6,4% , e questo aumento è già sufficiente ad incrementare il rischio di malattie cardiache.

Attualmente, sia a livello nazionale che internazionale, il quadro normativo che regola l’utilizzo delle bevande energetiche è molto permissivo: in Italia, per esempio, è obbligatorio solamente apporre sui contenitori di tali prodotti l’etichetta indicante il “contenuto di caffeina”

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